Cosa è successo in Serbia?
Alle ore 11.52 del 1° novembre 2024 la tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad crolla: muoiono 16 persone, tra cui un bambino di 6 anni. Non un incidente, ma una tragedia evitabile, a pensare che l’edificio era stato ristrutturato e inaugurato nel 2022, poco più di due anni prima. Alle veglie funebri in ricordo delle vittime, fa subito seguito l’indignazione per lo scandalo avvenuto.

È questo il fatto che ha scatenato nelle settimane successive proteste di proporzioni abnormi in tutta la Serbia, che si protraggono fino ad oggi. Per i manifestanti è chiaro: la colpa è del governo di Aleksandar Vucic.
Come si sono evolute le proteste e quali sono le istanze dei manifestanti?
Fin dall’inizio, i protagonisti delle contestazioni sono stati i giovani, studenti e studentesse delle università, che accusano il governo di corruzione e incapacità di garantire sicurezza ai propri cittadini. Inizialmente, le richieste dei manifestanti si sono concentrate sulla vicenda del crollo, dalla quale erano nate le proteste: chiedevano di far luce sulla disgrazia, di ottenere giustizia e la condanna dei responsabili.
Ma dopo pochi mesi si è subito capito che la strage di Novi Sad è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Presto, le movimentazioni di massa si sono allargate in tutta la Serbia, anche nei centri più piccoli e nelle zone rurali, dove è presente la più alta percentuale di sostenitori del presidente Vucic. Un vero affronto per il governo, tacciato di autocrazia e accusato di nutrire simpatie nei confronti di Putin e Orban. E’ per questo motivo che le manifestazioni hanno assunto un carattere europeista, reclamando una democrazia più giusta e trasparente.
Il 15 marzo 2025 si stima che circa 300.000 persone siano scese in strada a Belgrado per protestare contro il governo: si tratta della più grande manifestazione mai vista in Serbia. Al corteo hanno preso parte studenti e studentesse di quasi tutte le facoltà, cittadini venuti da tutta la Serbia, sindacati, autorità giudiziarie, ex militari, professori universitari: una parte cospicua di elettori che, sdegnati dall’atteggiamento di tutta la classe politica, chiedono un netto cambio di marcia.

La risposta del governo serbo.
Dopo il 15 marzo, le proteste sono continuate con una frequenza impressionante, soprattutto in seguito alle insoddisfacenti risposte del governo di Vucic.
La storia di queste agitazioni è lunga e piena di ombre. Molto preoccupanti sono state le parole che numerosi membri dell’SNS, il partito di maggioranza, hanno utilizzato in risposta alle contestazioni: dei veri e propri attacchi e accuse infondate. Altrettanto preoccupanti sono stati i mezzi, talvolta non conformi alla legge, con i quali le forze dell’ordine, di volta in volta, hanno respinto le rivolte. Sono poi da segnalare numerosi attacchi ai manifestanti da parte di soggetti ‘apparentemente’ ignoti. Diversi studenti, infatti, sono stati investiti durante i cortei, altri bastonati mentre attaccavano manifesti. Insomma, una situazione che non lascia proprio ben pensare!
Perchè l’UE non ha sostenuto fermamente le proteste degli studenti?
Posta in mezzo tra il quadrante orientale, economicamente controllato dalla Russia, e quello occidentale, legato da stretti accordi militari ed economici con gli Stati Uniti, la Serbia promuove da anni una politica di neutralità. Nonostante la richiesta di adesione all’UE presentata nel 2012, secondo i fiancheggiatori delle proteste, Vucic non sembrerebbe interessato ad accogliere tutti i diritti e i valori culturali appartenenti agli stati dell’Unione Europea.

D’altro canto, alla richiesta di sostegno da parte degli studenti serbi, l’UE non ha risposto in maniera decisa com’ era stato auspicato. Questo sembrerebbe legato al fatto che non vi sia un leader nel movimento studentesco che possa svolgere il ruolo di portavoce con l’Unione. Poi, c’è anche da considerare il già delicato rapporto che lega il governo di Vucic ai vertici UE, dovuto al complicato posizionamento della Serbia nel contesto geopolitico internazionale, motivo per il quale l’Unione Europea sembrerebbe aver assunto un atteggiamento ‘conservatore’ e avrebbe evitato di prendersi il rischio di un ulteriore deterioramento delle relazioni. Quel che è certo è che l’atteggiamento del ‘lavarsene le mani’ del governo europeo non è stato accolto con favore da tutti i cittadini manifestanti, una parte dei quali hanno espresso una netta condanna.
Dunque, la scelta è stata quella di non esporre bandiere europee e non assegnare un comune indirizzo politico ai cortei, se non quello di manifestare per uno stato trasparente e leale, che garantisca giustizia sulla tragedia di Novi Sad e che sia in grado di assicurare democrazia e diritti ai propri cittadini; il minimo comun denominatore è il ‘no a Vucic’.
Cos’è la ‘Student List’ e da chi è composta?
Dopo quasi un anno mezzo di incessanti manifestazioni popolari, il movimento degli studenti ha deciso di tradurre le parole in azioni concrete. Si è formata, così, la ‘Student List’, una lista politica formata da studenti e professori. La lista si è candidata per le elezioni locali tenutesi il 30 marzo scorso (2026) e, nonostante la sconfitta in tutte e 10 le città chiamate al voto, ha ottenuto più del 40% dei consensi: un risultato stravolgente se si considera che fino ad allora non c’era stata opposizione in grado di minacciare così nettamente l’egemonia di Vucic e del suo partito.
Per quanto riguarda la gerarchia interna alla ‘lista degli studenti’, la mancanza di una figura leader sembrerebbe essere in parte dovuta a una scelta dettata dalla prudenza; in parte, invece, dovuta alla difficoltà di inquadrare una singola persona che riesca a tener salde tutte le sfaccettature politiche presenti tra i sostenitori. Infatti, se da una parte i promotori sono gli studenti, la pancia della protesta è rappresentata da lavoratori che, con differenti idee fra loro, sono spesso accomunati unicamente dal dissenso nei confronti di Vucic. Per questo motivo, addossarsi il peso di un ideale politico netto, che sia destra o sinistra, potrebbe rivelarsi una scelta impopolare.
Il potere della rivolta di incidere e i possibili scenari in vista delle prossime elezioni.
Quel che è successo in Serbia e che accade tutt’oggi è una storia di rivoluzione, un esempio di come il popolo è in grado di decidere e di mettere in crisi anche la più prepotente classe dirigente. Ora, gli assetti politici in Serbia sono cambiati radicalmente rispetto a un anno e mezzo fa e, questo, sembra essere solo l’inizio.
Tuttavia, la ‘Student List’ ha ancora tanto lavoro da compiere in vista delle prossime elezioni politiche del 2027. Come già sottolineato, è necessaria la presentazione di un unico leader per riuscire a scalzare dal trono l’attuale presidente Vucic. Analizzeremo i possibili scenari futuri tra qualche mese, quando si avrà un quadro più chiaro. Per il momento, si può già dire che ciò che è stato finora è un fatto da raccontare e studiare, un atto politico popolare di portata straordinaria, che ha risvegliato la voglia di cambiamento e di miglioramento nel cuore dei serbi: è storia.